Di “pellegrinaggi motociclistici” a Capo Nord ce ne sono stati veramente tanti, quasi tutti conclusi dall’immancabile “report”, molti dei quali davvero interessanti. Eccone alcuni:
Capo nord 2000 in moto, diario di viaggio
Capo Nord e i fiordi norvegesi Lofoten Nord Kapp
Viaggio a Caponord 11 - 07 - 2005
Viaggio in moto a Caponord 11-27 Luglio 2005
Da alcuni ho preso anche spunti e suggerimenti prima di partire, e, sinceramente, non ero sicuro (pensavo che non ne avrei avuto la voglia) di scriverne uno anch’io.
Ma le circostanze di questo incredibile viaggio, i tempi e le modalità in cui sono avvenute, le richieste numerose di amici motociclisti e non, che non vedevano l’ora di sapere “come diavolo è potuto succedere che…”, mi hanno spinto a spendere alcune delle mie ore di vacanza per curare questo “diario di bordo”.
Un’altra ragione, per la verità, è stata quella strana voglia che prende noi motociclisti di metterci a disposizione dei nostri simili, sulla strada o su Internet… “Strana voglia”, se paragonata alla “solidarietà” fra normali automobilisti, normali vicini di casa, normali colleghi di lavoro, normali… Normali?
Per cercare di essere utile ad altri e soddisfare le curiosità degli amici, ho organizzato il report riportando, insieme all’usuale diario giornaliero, anche informazioni di tipo “tecnico” e/o “personali” su bagagli e loro contenuti, tappe, distanze, luoghi visitati, posti in cui si è dormito e mangiato, con giudizi che possono essere d’aiuto ad altri nell’organizzazzazione di un analogo viaggio.
Devo dire la verità: un’altra ragione che mi ha spinto a scrivere questo report è stata la mia capacità mnemonica a dir poco disastrosa. Avrei rischiato, fra qualche anno, ma anche fra pochi mesi, di ricordare solamente i fatti principali, abbandonando i dettagli in qualche anfratto della mia capoccia.
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In tutto il diario non mi preoccuperò (se non in rare occasioni) di trasformare in euro alcune spese sostenute in valute diverse. Comunque, per comodità del lettore, riporto a fianco le grossolane equivalenze fra le diverse valute utilizzate. |
1 euro = 7,5 corone
danesi |
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Cosimo Laddomada (Mimmo), alias O’ Professore, classe 48, ha insegnato nei licei e all’università. Da settembre 2006 è in pensione. Amante di viaggi e incontri con chi ha interessi similari, ma anche in solitaria. Sente molto il vincolo dell’amicizia ma è anche un po’ permalosetto e se deve dire una cosa, la dice. Purtroppo! |
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Mario Simone, alias RedToro, classe 76, è product manager nell’azienda di famiglia. È un irregolare di natura, ama inventarsi una gita all’istante, anche di notte. Ricerca l’amicizia ma non perdona ciò che ritiene uno sgarbo. E a volte ne vede anche quando non ce ne sono. Di lui dicevo, nel gennaio 2005, quando l’avevo conosciuto da poco: Un simpatico pazzarello, gentile ospite, peccato che m’è lontano, sennò lo accompagnerei in molte scorribande... e lo terrei a freno! Quando si dice il destino. |
Chi mi conosce sa già quanto io sia pignolo nell’organizzare le mie cose. Non che non concepisca viaggi alla“come viene viene” ma penso che ci siano viaggi e viaggi e che ognuno necessiti di un proprio livello di organizzazione, diciamo da zero a cento. Per capirci, potrei valutare:
- viaggi di grado dieci: quelli di un giorno, in una zona generica, da solo, magari per pulire la mente dalle scorie della vita quotidiana, del lavoro, delle grane familiari…, fermandosi e mangiando dove capita e ritirandosi quando si ha voglia di farlo. Ognuno di noi ne ha esperienza, sicuramente.
- viaggi di grado venti: quelli organizzati da altri (i nostri incontri, ad esempio), dove bisogna solo decidere cosa portarsi, quando partire, quando rientrare, informarsi sui luoghi, sui partecipanti;
- viaggi di grado quaranta: quelli in cui si ha la responsabilità dell’organizzazione di incontri della durata di 2 o 3 giorni, con scelta del luogo del soggiorno, dei percorsi da effettuare, con la gestione delle partecipazioni, delle prenotazioni… Uno dei nostri incontri, ad esempio;
- viaggi di grado cinquanta: quelli “importanti”, della durata di oltre 10 giorni, organizzati da altri ma per i quali occorre ugualmente una scelta del bagaglio, dei documenti di viaggio, una lettura dei documenti informativi sui posti, una preparazione accurata della propria motina, un viaggio come quello fatto da Mario con me in questa circostanza, per esempio;
- viaggi di grado ottanta: in cui alle caratteristiche precedenti bisogna aggiungere la responsabilità dell’organizzazione, della scelta e ottimizzazione dei percorsi, delle tappe, delle soste, delle prenotazioni nelle strutture alberghiere, un viaggio come quello che sto raccontando, insomma.
La nostra gitarella a Capo Nord, ha cominciato a prendere sostanza un anno fa, in occasione del “Quattro Passi” del 2005; da allora non c’è stato giorno che non ci abbia pensato o lavorato per organizzarlo, anche nelle giornate (di impegni prioritari) a scuola, in famiglia, con gli amici.
Col “senno di poi” avrei sicuramente cambiato qualcosa o fatto altre scelte; sicuramente avrei “elasticizzato” le tappe, sia come numero che come prenotazioni.
Ecco gli aspetti salienti considerati nella preparazione del viaggio:
· Trip map & log
· Prenotazioni
· Bagagli
· Alimenti
· Documenti e documentazione
· Hi-Tech
· La moto
Con “Trip Map” intendo la suddivisione delle diverse tappe del percorso con la sola indicazione di date, luogo di partenza e di arrivo, elemento caratterizzante la tappa, luogo di pernottamento, eventuali traghetti più importanti, alternative.
Ecco la nostra Trip Map, così com’era concepita al momento della partenza. Le variazioni sono riportate invece nel diario giornaliero.
I chilometri indicati si riferiscono al puro trasferimento e quindi non tengono conto di giri nei dintorni, passeggiate e, ovviamente, variazioni avvenute in itinere.
Con “Trip Log” intendo il diario effettivo del viaggio, o meglio un diario con una pagina vuota per ogni giorno, da riempire man mano che si percorrono i chilometri e si visitano i luoghi.
Ecco la pagina tipo del nostro Trip Log.
Come si può vedere, lo scopo del Trip Log è quello di raccogliere e appuntare velocemente informazioni durante le soste del viaggio, allo scopo di utilizzarle con calma al momento della stesura del report o comunque come ricordo in momenti successivi.
La parte sul carburante (km, litri e costi) è quella più “noiosa” da riempire durante il tragitto e chi non ha l’esigenza di documentare molto in dettaglio i consumi può semplicemente ignorarla.
Io l’ho fatto (cioè, ho preso appunti al riguardo) fino al momento in cui ho “perso” la mia moto e sono passato su quella di Mario. Successivamente, mi è passata la voglia e, tra l’altro, non aveva più senso continuare a prendere dati per una moto che, per forza di cose, procedeva con carico e consumi diversi da quelli che avevo avuto io fino ad allora.
Ciò non mi impedirà, comunque, di ricavare una stima attendibile dei consumi dell’intero viaggio “normale”.
Sono fondamentali, se si vogliono ridurre al minimo gli imprevisti. In Scandinavia si riesce a prenotare agevolmente in qualsiasi struttura ricettiva; qualche volta richiedono un piccolo anticipo pro-forma, raramente pretendono il pagamento anticipato (ci è capitato solo nell’ostello di Copenhagen, mentre è la regola per i traghetti più grandi, quelli piccoli, invece, non sono prenotabili). Rendono, però, poco elastico l’itinerario e, in un viaggio lungo, ciò può diventare un grosso impedimento. Per esempio, ci siamo accorti che si poteva guadagnare un giorno durante l’attraversamento della Finlandia e questo giorno poteva essere speso in altro modo o recuperato sull’intero viaggio.
L’assenza di prenotazioni, invece, può senz’altro rendere un viaggio più interessante e imprevedibile; per converso, c’è il rischio di perdere molte ore nella ricerca dei posti posti per dormire o mangiare e da raggiungere. Quali dei due aspetti privilegiare è cosa del tutto personale.
Importante è stato annotare minuziosamente una lista delle cose da sistemare nei bagagli: questo ha evitato di non dimenticare nulla al momento della partenza, come invece avviene spesso.
Il “trucco” è questo: nei giorni (e mesi!) precedenti, man mano che vengono alla mente, si segnano le cose che si ritiene di dover portare in viaggio, anche (soprattutto!) le più banali, riportandole nella giusta sezione della lista. Pochi giorni prima di partire si incominciano a reperire e raggruppare i vari oggetti in tanti mucchi, tanti quanti saranno i bagagli che li conterranno. Il giorno prima di partire sarà un gioco da ragazzi riporre ordinatamente e in modo razionale il tutto nei diversi contenitori.
Questo è stato il mio bagagliame.
(Nel file excel c’è una colonna dove, per ogni oggetto, è riportato il contenitore in cui è stato riposto.)

Come si può vedere il bagaglio è diviso in 10 settori:
VESTIARIO NORMALE
VESTIARIO TECNICO
NOTTE
TOELETTA
MEDICINALI
DOCUMENTAZIONE
HI-TECH
CUCINA
UTILITIES
MOTO
Sul numero di contenitori che hanno costituito il bagaglio è interessante aprire una parentesi.
Il principio è stato il seguente: riporre il tutto in modo da dover trasportare il meno possibile sul luogo di ogni pernotto e dover aprire e chiudere i bagagli il meno possibile. A conti fatti, è incredibile il numero totale di ore (nei venti e passa giorni del viaggio) perse a trasportare dalla moto alla stanza, aprire, trovare gli oggetti, riporre ordinatamente gli oggetti, chiudere, ritrasportare alla moto (spesso con qualche piano di troppo!).
La soluzione adottata (ma non ancora la più conveniente!) prevedeva 4 bagagli, qui numerati da BG_0 a BG_3, in ordine di importanza e utilizzo crescente (v. fig. precedente). La sacca gialla BG_X era una sacca “transitoria”: conteneva l’abbigliamento tecnico di mia moglie (casco, guanti, giacca e pantaloni), a futuro uso di mia figlia, che mi avrebbe raggiunto da Torino a Trento, per provare l’ebbrezza di essere la mia zavorrina nei tre giorni dell’ITT! Tale sacca avrebbe dovuto proseguire per Torino, al seguito della figlia. Ma questa è un’altra storia, che vi racconto più avanti.
Nel bauletto (BG_0) erano riposti tutti quegli oggetti che potevano rimanere sulla moto durante i diversi pernottamenti: attrezzi per la moto, antipioggia, guanti e altri indumenti da viaggio, scarponcini da “scalata” (sì, vedrete, serviranno anche questi), ecc.
Nella sacca nautica gialla (BG_1) c’erano gli indumenti “di ricambio”; doveva essere aperta, perciò, una volta ogni due o tre giorni. Ma la storia di questa sacca (e di quella transitoria BG_X) è UNA DELLE STORIE di quest’avventura (v. Giorno n. 4).
Nel borsone nero Louis (BG_2), erano riposti tutti gli oggetti che dovevano servire a ogni pernottamento (indumenti, oggetti per la notte, cassetta hi-tech con la miriade di caricatori per ogni diavoleria moderna, ma anche oggetti per la cucina, alimenti, caffettiera, aglio olio e peperoncino… e compagnia bella!).
Con l’esperienza acquisita posso dire che sarebbe stato meglio suddividere il borsone in due contenitori, uno dei quali per gli oggetti della cucina e la maggior parte dell’hi-tech, non effettivamente utilizzati tutte le notti.
Infine, nella borsa-serbatoio (BG_3) c’erano tutti quegli oggetti che dovevano essere assolutamente sempre a portata di mano (documenti di moto e personali, mappe e documentazione di tappa, documentazione sulle prenotazioni, macchina fotografica, navigatore, bottiglietta d’acqua, fazzoletti, maglietta di ricambio, k-way…). Anche questo bagaglio avrà un ruolo importante nelle STORIE che compongono la nostra storia (v. Giorno n. 9).
Ancora tre cose sul bagagliame.
1) Perché borse varie e non laterali? Risposta: quando sono senza passeggero procedo più a mio agio con la moto più “sottile”. Questo si è dimostrato utile, ad esempio, negli incolonnamenti autostradali, quando procedevo come una silouette tra le due file di macchine. Mario, al contrario, con le sue laterali voluminose andava come un rinoceronte impazzito, ma andava, andava… Le mie borse erano rigorosamente a tenuta stagna e, rispetto a quelle laterali rigide, hanno comportato solo qualche fastidio in più nel montaggio-smontaggio dalla moto.
2) Sul modo di riporre gli oggetti: meglio “in verticale”, quando possibile. Ad esempio, nel bauletto, è facile mettere i diversi oggetti in modo che occupino spazio in verticale e poco in orizzontale. In questo modo, aprendo il bauletto si ha immediatamente tutto sott’occhio e a disposizione!
Nelle borse morbide è più difficile ottenere lo stesso effetto. In questo caso è risultato efficace cercare di sistemare gli oggetti ogni giorno nella stessa posizione: dopo qualche giorno riuscivo a ritrovarli a occhi chiusi al semplice tatto e a sfilarli dalla borsa senza svuotarla completamente… Ma il mattino successivo preferivo risistemare il tutto con ordine, partendo dalla borsa vuota!
3) Gli indumenti, in caso di pioggia intensa potrebbero bagnarsi ugualmente, anche se contenuti in borse teoricamente stagne. Mi è capitato altre volte! Una soluzione infallibile è quella di suddividere gli oggetti in più buste per indumenti, quelle che nei negozi di abbigliamento usano per conservare maglioni e simili, solitamente provviste di una cernieretta, di plastica anch’essa. Questa soluzione ha anche il pregio non trascurabile di avere una suddivisione più razionale degli oggetti nella borsa, una loro reperibilità più rapida ed “esclusiva”.
Si consiglia di portare con sé una piccola scorta di cibi di emergenza. Nelle hitte e negli ostelli scan-dinavi si ha spesso l’opportunità di un angolo cottura ben attrezzato. Basta portarsi qualche pacco di spaghetti e un scorta di pane duro (“frise”, il lettore meridionale sà di cosa parlo J) che risolvono egregiamente arrivi in ritardo (in luoghi deserti e/o in orari di chiusura dei posti di ristoro), o in casi in cui si è stanchi e con poca voglia di uscire o, infine, quando si vuole risparmiare qualcosa e si possiede un minimo di capacità culinari.
La nostra piccola scorta (v. Bagaglio) ci ha permesso di allestire 5 o 6 cene velocemente e di poter sorseggiare il nostro italico caffè quando volevamo. Spesso conviene, comunque, fermarsi prima in qualche supermercato e comprare roba fresca per la sera o per la colazione (frutta, verdura, pomodori, latte…): questo consente di risparmiare in modo non trascurabile.
Non portare con sé padelle, piatti e roba del genere. Si trova tutto. Al limite, una tazza di alluminio e un set di miniposate, sono sufficienti per gli imprevisti.
Oltre agli ovvi documenti personali (carta d’identità, eventualmente passaporto, patente, documenti moto, assicurazioni, fare anche fotocopie e conservare in luogo separato), sono indispensabili la carta di credito (2, di tipo diverso, è meglio ma non necessario), un po’ meno il bancomat.
Fin qui, l’ovvio. Cosa che invece non tutti sanno (i nostri due amici incontrati prima delle Lofoten, per esempio, non lo sapevano) è che avere la Tessera AIG Ostelli e la Tessera Campeggi Scandinavi può far risparmiare una quantità di euro non indifferente, oltre a quella risparmiata portando con sé lenzuola e asciugamani.
La Tessera AIG può essere richiesta a: http://www.ostellionline.org/, pagando pochi euro, mentre quella per i campeggi viene inviata gratuitamente a chi la richiede a: http://www.camping.se/. Noi abbiamo usato molto la prima, una o due volte la seconda.
La documentazione dei luoghi che si visitano è indispensabile per chi non ama solo guidare ma vuole rendersi conto anche dei paesi, dei luoghi e della gente che incontra. Quindi, mappe e carte (quelle del TCI e della Michelin sono ottime) ma anche guide più dettagliate (quelle della Lonely Planet le ho trovate migliori ma anche il TCI ne ha pubblicate un gran numero e di qualità).
La corrispondente sezione del bagaglio descrive ciò che mi sono portato dietro. Su questo argomento non vi sono limiti e ognuno riterrà indispensabile ciò che per altri è un inutile fronzolo (oggetti che rientrano in questa ambivalente categoria sono, per esempio: navigatore, palmare, radiolina, ipod, xdrive, bussola). Ma saremo tutti d’accordo che non possono mancare una fotocamera (meglio una videocamera, anche se di uso più impegnativo) e un cellulare.
Per il navigatore ho optato per una versione non dedicata (tipo Tom Tom Rider), bensì funzionante su Palmare, che si comporta da minicomputer e si rivela abbastanza comodo (indirizzario, calcolatrice, bloc notes per appunti) . Il mio palmare aveva anche un collegamento Bluetooth con il cellulare che poteva essere sfruttato per fare qualche puntatina su Internet. Non ne ho “approfittato”, visti i costi ancora salati; ho utilizzato molto, invece, la possibilità di leggere e scrivere la posta elettronica sul cellulare.
L’Xdrive può essere allegramente sostituito se si possiedono schede (SD, per esempio) a sufficienza. Nel mio caso, una scheda SD da 1 GB è stata sufficiente per scattare quasi 1000 foto e, dopo un mese dalla fine del viaggio, non l’ho ancora riempita. Di batterie ricaricabili ne bastano due, oltre a quelle montate. Di solito è la sola fotocamera che le usa. Io non me ne ero reso conto: dieci sono state davvero tante.
Passo la parola agli esperti.
Io mi sono preoccupato soltanto di avere l’assenso di un bravo meccanico e sono partito con un cambio di gomme (Anakee) e di olio+filtro, un KN ben ripulito, un litro di olio di riserva, fusibili, un Fast nuovo (quello vecchio di due anni è in garage e lo butterò), fascette fili e nastri, mastici vari, catena antifurto (l’avessi usata!).
Per la lubrificazione della catena ho usato il lisstoiler montato prima di partire; ma durante il viaggio perdeva olio a causa della rottura dell’elettrovalvola. Attualmente l’ho disattivato e sono ritornato al vecchio sistema: olio e pennello.